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Kōdōha
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La mwcaFazione della Via Imperialemwcq (皇道派?, Kōdōha) fu uno schieramento politico interno all'mwcgEsercito Imperiale Giapponese attivo negli mwcwanni venti e mwdatrenta del mwdqXX secolo. Appoggiata principalmente da giovani ufficiali, premeva per stabilire un governo militare e promuoveva idee mwdgtotalitarie, mwdwmilitariste ed mweaespansioniste. Soprattutto sosteneva, da un punto di vista politico, una radicale trasformazione della società, ispirandosi agli antichi ideali giapponesi, e criticando fortemente i processi di modernizzazione e il capitalismo come modello sociale ed economico. La radicale mweqKōdōha rivaleggiò con la più opportunista mwegmwewTōseiha (Fazione di controllo) per l'influenza nell'esercito fino all'mwfaincidente del 26 febbraio nel 1936, quando fu mwfqmwfgde facto sciolta e molti suoi sostenitori vennero sottoposti a provvedimenti disciplinari o addirittura mwfwgiustiziati.

Non si organizzò mai in partito politico, anche perché rifiutava il sistema dei partiti e la democrazia di tipo occidentale, e non aveva una posizione ufficiale all'interno dell'esercito, ma la sua ideologia e i suoi sostenitori continuarono a influenzare il mwgqmilitarismo giapponese fino alla fine degli anni Trenta.cite-ref-0-1-0[1]

Contents

Storia
Note

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Storia

Premesse

L'mwigImpero del Giappone aveva goduto della mwiwcrescita economica durante la mwjaprima guerra mondiale, ma questa finì nei primi anni Venti con la mwjqcrisi finanziaria Shōwa. I disordini sociali aumentarono con la crescente mwjgpolarizzazione della società e delle mwjwdisuguaglianze, come il mwkatraffico delle ragazze, con i mwkqsindacati sempre più influenzati dal mwkgsocialismo, dal mwkwcomunismo e dall'mwlaanarchismo, ma i leader mwlqindustriali e mwlgfinanziari del Giappone continuarono a diventare più ricchi grazie ai loro legami interni con i politici e i mwlwburocrati. L'esercito era considerato "pulito" in termini di mwmacorruzione politica ed elementi all'interno dell'esercito erano determinati a intraprendere un'azione diretta per eliminare le minacce percepite al Giappone create dalle debolezze della mwmqdemocrazia liberale e dalla corruzione politica.

La nascita della fazione

I fondatori della Kōdōha furono mwnaSadao Araki e il suo mwnqprotetto Jinzaburō Masaki. Araki era un noto mwnwfilosofo politico dell'esercito che legò l'antico codice dei mwoamwoqsamurai, il mwogmwowbushidō, a idee affini a quelle del mwpafascismo europeo per formare la base ideologica del proprio pensiero, che univa l'mwpqImperatore, il mwpgpopolo, la mwpwterra e la mwqamorale in un'unica entità indivisibile.

In una conferenza stampa del settembre mwqg1932 Araki menzionò per la prima volta la parola "mwqwKōdōha", che dal quel momento ricevette la propria popolarità. La Kōdōha prefigurava il ritorno a un Giappone idealizzato pre-industriale e pre-mwraoccidentalizzato, depurato da burocrati corrotti, politici opportunisti e avidi capitalisti degli mwrqmwrgzaibatsu. Lo Stato sarebbe stato retto direttamente dall'mwrwImperatore Hirohito attraverso una mwsarestaurazione assistita dai militari che avrebbe eliminato la mwsqdemocrazia Taishō e riportato in auge i valori tradizionali del Paese. Dal punto di vista internazionale, una guerra con l'mwsgUnione Sovietica sarebbe stata inevitabile, oltre che necessaria per eliminare la minaccia posta dal mwswcomunismo.cite-ref-1-2-0[2]

Lo scontro tra Kōdōha e Tōseiha

Nel mwug1931 Araki divenne ministro della Guerra nel mwuwgabinetto del mwvaprimo ministro mwvqInukai Tsuyoshi e Masaki divenne vice capo dell'Ufficio Generale di Stato Maggiore dell'Esercito. Entrambi iniziarono a rimuovere dai ruoli chiave i seguaci del generale Kazushige Ugaki,cite-ref-0-1-1[1] che spingeva per una modernizzazione tecnologica dell'esercito mentre Araki ed i suoi seguaci sostenevano che l'addestramento spirituale, o élan, dell'esercito fosse più importante.

Per opporsi alla Kōdōha Kazushige Ugaki, mwxqHajime Sugiyama, mwxgKuniaki Koiso, mwxwYoshijirō Umezu, mwyaTetsuzan Nagata e mwyqHideki Tōjō crearono un'altra fazione interna all'esercito, denominata mwygmwywTōseiha. Comune alle due fazioni era la convinzione che la difesa nazionale dovesse essere rafforzata attraverso una riforma della politica interna ed entrambe mutuarono alcune delle proprie basi ideologiche dalle ideologie fasciste e totalitarie, esprimendo forte sfiducia verso la mwzademocrazia rappresentativa e i mwzqpartiti politici.

Mentre però la mwzwKōdōha propugnava una "rivoluzione restauratrice", la mwaaTōseiha si attestava su posizioni più moderate, credendo che una futura guerra sarebbe stata una mwaqguerra totale e avrebbe richiesto il contributo dell'apparato burocratico e degli mwagmwawzaibatsu per massimizzare la capacità industriale e militare del Paese.cite-ref-3[3] Inoltre, mentre la mwcaKōdōha credeva fermamente nella necessità di una mwcqguerra preventiva contro l'Unione Sovietica secondo la dottrina strategica del mwcgmwcwHokushin-ron, la mwdaTōseiha preferiva una cauta politica espansionista difensiva secondo la dottrina del mwdqmwdgNanshin-ron.

Il declino della Kōdōha

Dopo l'mwfqincidente di Mukden le due fazioni si scontrarono per il dominio sull'esercito.cite-ref-4[4] Inizialmente la mwggKōdōha ebbe il sopravvento ma, dopo le dimissioni di Araki per malattia nel mwgw1934, la sua influenza cominciò a declinare e Araki venne sostituito dal generale mwhaSenjūrō Hayashi, simpatizzante della mwhqTōseiha.cite-ref-1-2-1[2]

Nel novembre 1934 venne sventato, con l'aiuto della mwiwmwjaKempeitai, un progetto di alcuni affiliati della mwjqKōdōha per uccidere diversi importanti uomini politici. La mwjgTōseiha costrinse alle dimissioni Masaki (che nel frattempo aveva scalato diverse posizioni gerarchiche nelle forze armate) per il suo coinvolgimento e fece degradare circa 3000 ufficiali della sua fazione.

Per rappresaglia Saburō Aizawa, un ufficiale della mwkqKōdōha, uccise il leader della mwkgTōseiha mwkwTetsuzan Nagata, dando luogo al cosiddetto Incidente di Aizawa del 12 luglio 1935. Il tribunale militare chiamato a giudicare Aizawa, presieduto dal generale Heisuke Yanagawa (capo della 1ª Divisione dell'Esercito Imperiale e schierato con la mwlgKōdōha) riuscì però a presentare l'uccisore come un patriota altruista e Nagata come un personaggio equivoco e assetato di potere.cite-ref-5[5] Come conseguenza dell'Incidente il ministro della Guerra mwmwSenjūrō Hayashi, seguace di Araki, venne costretto alle dimissioni e il reparto di Yanagawa venne destinato alla mwnaManciuria. Ciò convinse la mwnqKōdōha della necessità di un'azione diretta e provocò una rapida evoluzione degli eventi: all'inizio del mwng1936 la 1ª Divisione venne direttamente coinvolta in un tentativo di mwnwcolpo di Stato che prese il nome di mwoaincidente del 26 febbraio.

Il fallimento del golpe portò alla completa epurazione dei membri della mwogKōdōha dalle alte gerarchie delle forze armate e alle dimissioni del suo leader Sadao Araki dall'Esercito Imperiale. Nel frattempo la mwowCorte marziale decise la fucilazione di Aizawa, che venne ucciso il 3 luglio 1936. La mwpaKōdōha cessò praticamente di esistere e, di conseguenza, la mwpqTōseiha perse gran parte della propria ragione di esistere.cite-ref-6[6]

Anche se i membri della mwqwTōseiha presero il controllo dell'Esercito Imperiale, gli ideali di potere spirituale e misticismo imperiale propugnati dalla mwraKōdōha rimasero all'interno delle forze armate così come la sua tradizione di insubordinazione portata avanti da giovani ufficiali (mwrqmwrgGekokujo) che di lì a poco sarebbe riemersa con lo scoppio della mwrwseconda guerra sino-giapponese.cite-ref-7[7]

Note

cite-note-0-11. mwvaRichard Sims, mwvgJapanese Political History Since the Meiji Renovation 1868–2000, Palgrave Macmillan, 2001, p.mwvw 193, mwwaISBNmwwq 0-312-23915-7.
cite-note-1-22. mwyaAndrew Crosier, mwygThe Causes of the Second World War, Wiley-Blackwell, 1997, p.mwyw 200, mwzaISBNmwzq 0-631-18601-8.
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cite-note-44. Edwin P. Hoyt, mw3qJapan's War, p 118-119, ISBNmw3w 0-07-030612-5
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cite-note-66. mw7gMeirion Harries, mw7wSoldiers of the Sun: The Rise and Fall of the Imperial Japanese Army, ristampa, Random House, 1994, p.mw8a 191, mw8qISBNmw8g 0-679-75303-6.
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Bibliografia

• Ian Buruma, mwaqaInventing Japan, 1854-1964, New York, Modern Library, 2004, ISBN 0812972864.
• Jeremy Black, mwaqmWar in the Modern World Since 1815, New York and London, Routledge, 2003, ISBN 0415251400.
• Richard Sims, mwaqyJapanese Political History Since the Meiji Renovation 1868-2000, London, Palgrave Macmillan, 2001, ISBN 0312239157.
• Mikiso Hane, mwaqkModern Japan: A Historical Survey, Westview Press, 2001, ISBN 0813337569.
• Andrew Crosier, mwaqwThe Causes of the Second World War, Wiley-Blackwell, 1997, ISBN 978-0-631-18601-4.
• Meirion Harries, mwaq8Soldiers of the Sun: The Rise and Fall of the Imperial Japanese Army, New York, Random House, 1994.
• Jon Halliday, mwareStoria del Giappone contemporaneo. La politica del capitalismo giapponese dal 1850 a oggi, Torino, Einaudi, 1979, ISBN 978-8806186302.
• Edwin P. Hoyt, mwarqJapan's War: The Great Pacific Conflict, 1853 to 1952, New York, McGraw-Hill, 1986, ISBN 9780070306127.

Voci correlate

• mwarkHakkō ichiu
• Shōwaishin no Uta

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Imperial Way faction, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.